Diari di viaggio · Portogallo

Giorno 3: Coimbra

Senza colazione e con la speranza di trovare una buona pasticceria da qualche parte durante le nostre peregrinazioni, ci siamo avventurati sotto la pioggia verso l’altra riva del fiume Mondego. Qui è dove si trovano i conventi di Santa Clara, nuovo e vecchio, e il “Portogallo dei piccoli”, un parco a tema equivalente alla nostra “Italia in Miniatura”.

Del convento di Santa Clara-a-Nova, in cima alla collina, si possono visitare la grande chiesa barocca e il chiostro, ampio e ornato di azulejos, con un bel giardino nel centro. Dal sagrato della chiesa, poi, si domina la valle del Mondego: si riconoscono i resti di Santa Clara-a-Velha sotto di sé, l’università e le cattedrali sull’altra sponda del fiume, nella città vecchia.
Del convento di Santa Clara-a-Velha rimangono solo i ruderi. All’ingresso, nel centro visitatori, è stato allestito un museo che illustra la vita al convento esponendo i reperti ritrovati durante i lavori di disinsabbiamento. Questo monastero fu costruito nel XIV secolo, ma venne abbandonato già nel XVII secolo a causa delle frequenti inondazioni. E’ come visitare un parco archeologico: si vedono i resti della chiesa barocca, le basi delle colonne, parti di fonti battesimali e pavimenti ricoperti da piastrelle colorate rovinati dal tempo e dall’acqua. Rispetto al convento nuovo, bisogna ammetterlo, questo è molto più affascinante! Peccato che abbiano dovuto costruire un tetto protettivo alla chiesa…

Tornati sulla riva destra del Mondego, alla ricerca del Monastero di Santa Cruz (che si è poi rivelato una semplice chiesa in cui si stava tenendo la messa), abbiamo passeggiato per il centro storico. Alle spalle della chiesa del monastero, eretto nel XVI secolo sulle rovine di un convento del XII secolo, si trova un piccolo giardino, un tempo appartenente ai monaci, ornato da fontane e costruzioni simili a gazebo.

Continuando lungo la via pedonale principale di Coimbra, ricca di negozi di ogni genere, si raggiunge la porta che consentiva l’accesso alla città in passato: la porta di Almedina. E’ una delle ultime vestigia della cinta muraria medievale e il suo nome richiama subito alla mente il ruolo di Coimbra come città di confine tra il mondo musulmano e quello cristiano. Da qui, con una passeggiata in salita tra i vicoli della medina, si può raggiungere l’università.

Attraversata la Porta Férrea in stile manierista, ci si trova immediatamente nell’ampio cortile dell’Universidade Velha. Parte delle costruzioni in cui è ospitata fin dal 1540 erano parte, negli anni precedenti, del palazzo del sovrano Giovanni III. Entrando nei vari edifici che circondano il cortile, dominato da una torre del XVII secolo con quattro orologi, si visitano la cappella, ricoperta interamente d’oro e azulejos, le prigioni, i saloni del Palazzo delle scuole dove si svolgono le cerimonie di laurea e la terrazza da cui il panorama su Coimbra è spettacolare. E si può visitare anche una piccola mostra in cui sono esposte guide di viaggio antiche. Ma è la biblioteca dell’università a lasciare davvero senza fiato: due piani ricoperti da scaffali che custodiscono libri antichi, scalette per raggiungere i ripiani più alti e tavoli da lettura in legno, il tutto ripetuto per ben tre sale, ognuna arredata con oggetti di un colore diverso. Il profumo dei libri, l’emozione di vederne così tanti insieme, perfettamente disposti, lascia davvero senza parole!

Lasciata Coimbra alle nostre spalle, abbiamo proseguito verso sud e, dopo soli 14 chilometri, ci siamo fermati a visitare i resti dell’antico villaggio di Conimbriga. Questo, nato in epoca precedente, venne rimodellato dai Romani nel I secolo d.C. e oggi vi si possono ammirare i bellissimi mosaici, le mura, l’acquedotto, le terme, il foro e le fondamenta di grandi case private e negozi. Tutti resti di epoca romana, del periodo precedente non rimane praticamente nulla, se non le notizie che si possono apprendere visitando le quattro sale del museo del complesso archeologico.

Conclusa la nostra esperienza di “archeologia invernale” e raggiunta la città di Leiria, ci siamo messi subito alla ricerca di un albergo in cui passare la notte. Ne abbiamo trovato uno veramente grazioso, vicino al centro della città. Così, dopo una cenetta a base di pesce (anche se non dei migliori) e una passeggiata per i vicoli del centro storico, siamo tornati in hotel per un po’ di meritato riposo.

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