Diari di viaggio · Marocco

Dietro le dune

Nel corso del nostro viaggio in Marocco una delle esperienze più entusiasmanti è stata l’attraversamento del deserto. Prima di allora se pensavo alla parola “deserto” mi immaginavo una distesa di sabbia infinita, temperature fuori dal comune, colori accesi, oasi con palme e pozze d’acqua: diciamo che avevo un’idea abbastanza comune di un posto così esotico e lontano. La realtà è però qualcosa di totalmente differente e di stupefacente; decisamente oltre ogni mia aspettativa.

Siamo partiti dall’oasi di Merzouga per arrivare dopo circa 3 giorni alla città di Zagorà, quasi rinnovati, come se fossimo passati attraverso uno spazio a sè, rinvigoriti e pronti per continuare il nostro viaggio.
Merzouga è un luogo che riserva una bellezza mozzafiato: dune altissime e di una sabbia rossiccia-ambrata, una distesa uniforme interrotta solo dalle rare impronte dei dromedari. Per noi ha rappresentato un primo assaggio di ciò che ci aspettava e siamo stati per molto tempo, quasi paralizzati, a gioire degli effetti del vento sulla sabbia, del continuo mutare del paesaggio e dell’aria di pace che aleggia poco prima del tramonto. Nel momento in cui lo sguardo si perde tra le dune percepisci un senso di pienezza, automaticamente ti spunta un sorriso e vuoi condividerlo con i tuoi compagni di viaggio: il deserto ti mette di buon umore.
Siamo partiti da Merzouga con la nostra fedele “macchinina”, affiancati da una guida esperta del luogo sia per evitare imprevisti sia per goderci di più questa esperienza. La sequenza dei giorni trascorsi nel deserto è confusa nella mia mente e non so farne un’analisi precisa e matematica. Sono sicuro che questo “disordine” è attribuibile all’essenza stessa del deserto, che è così vario e sorprendente da rendere impossibile una sorta di catalogazione. A volte quando la bellezza di un luogo è così grande è difficile analizzare tutto in modo perfetto e preciso: semplicemente archiviamo le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato, ricordiamo un odore, un sapore, qualcosa di semplice, che però si fisserà per sempre nella nostra memoria.
Attenzione Deserto!
Un aspetto per noi molto nuovo è stato il fatto che il deserto Marocchino non è formato solo da dune e da sabbia, ma anche da infinite distese di terra/fango molto secche e completamente piatte, senza alcun dislivello. Ma non solo: a queste si alternano zone rocciose, sulle quali la macchina trema e si scuote, senza sosta, e sulle quali è difficile condurla con tranquillità. E proprio a questo proposito voglio rendervi partecipi del fatto che guidare nel deserto è qualcosa di assolutamente indimenticabile e fantastico: sei messo alla prova, in alcuni momenti sei consapevole della difficoltà e sei spinto a superarla, usando tutte le tue capacità. Per questo ti senti costantemente concentrato, sai di non poter sbagliare: non puoi rischiare di rimanere insabbiato o di perdere la strada. A volte capita, ma fa parte del rischio e del viaggio, e si trova sempre una soluzione, soprattutto con validi compagni di avventure.
Ricordo ancora benissimo la sensazione che ho provato guidando nel deserto: il timore di commettere uno sbaglio tra le sabbie alte e mutevoli, ma contemporaneamente la voglia di andare avanti, di avanzare sebbene con difficoltà; l’adrenalina che senti quando schiacci l’acceleratore lungo le infinite distese piatte e ininterrotte; il senso di smarrimento mentre procedi attraverso una tempesta di sabbia, guardando le tracce sul terreno, dando ascolto al tuo istinto. Tutto questo è niente se detto a parole, ma vi assicuro che in quel momento eravamo carichi di emozioni indescrivibili e che solo un viaggio nel deserto può farvi capire. Quindi non aspettate troppo! Prendete la macchina o noleggiatela e partite per questo luogo stupendo.
Deserto Marocchino
Voglio anche parlarvi di un’esperienza straordinaria nella sua semplicità, che ci si è presentata durante questo viaggio. Per una notte ci siamo accampati con la tenda nel letto di un fiume, completamente secco, circondati da alberi di acacia e niente altro. Abbiamo passato ore a guardare il cielo stellato: miriadi di puntini bianchi disegnati su uno sfondo blu scuro impenetrabile. Sono paesaggi che non ti capitano spesso sotto gli occhi, quindi nei momenti in cui li hai quasi a portata di mano cerchi di ricavarne tutto ciò che puoi e ti lasci pervadere dalla sensazione di infinito che ti danno. Ti senti veramente parte del mondo.
Ma l’eccezionale è accaduto la mattina successiva: appena svegli abbiamo iniziato a sistemare le nostre cose, pronti per ripartire, quando ad un certo punto abbiamo visto due persone a poca distanza da noi. Un bambino (di circa 6 anni) ed una bambina (di circa 11 anni), probabilmente fratello e sorella, si sono avvicinati a noi, nel silenzio più totale. Ci guardavamo a vicenda, senza dire una parola. Ci fissavano con i loro occhi grandi grandi, probabilmente chiedendosi cosa stavamo facendo e perchè. Appartenevano ad una famiglia di nomadi, accampata non molto lontano da dove ci eravamo fermati, ed erano venuti a farci visita con la curiosità tipica dei bambini. Non ci sono state parole in questo incontro, dato che non ci capivamo a vicenda, ma è stato comunque emozionante. Rappresentavamo due modi di vivere completamente differenti, con opportunità e culture diverse messe a confronto. Mi sono sempre chiesto cosa hanno pensato quei bambini quando ci hanno visto sistemare le nostre cose, ma non potrò mai saperlo, solo immaginarlo: ma in fin dei conti anche questa incertezza è affascinante e racchiude in sè un certo mistero. Durante il nostro viaggio in Marocco abbiamo conosciuto moltissime persone autentiche, disponibili, che si sono comportate come se fossimo tutti amici. Però questi due bambini hanno rappresentato un incontro molto particolare: forse dato che eravamo circondati solo da distese di sabbia e roccia si è creata un’atmosfera unica, in cui solo gli occhi e qualche dono hanno permesso un flebile legame.
Poi ognuno è andato per la propria strada, senza parole, con un semplice ricordo, scomparsi dietro le dune.

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